L’EFFETTO LUCIFERO. Quando l’illegalità diventa sistema?

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In questi ultimi tempi ci si trova sempre più sgomenti, scandalizzati e spaesati di fronte al proliferare della corruzione e del malaffare, basti ricordare lo scandalo dei grandi appalti Expo, quello del Mose, le recenti vicende di Mafia capitale, le ultime notizie sulla Dama nera dell’Anas.

Si resta sempre più stupefatti di come la corruzione riguardi il quotidiano, lo ha detto bene il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, a proposito dell’inchiesta “la Dama nera”: “Quello che emerge dalle carte è la sensazione deprimente della quotidianità della corruzione”Roma, 22 ott. (LaPresse).

Si ricordano le affermazioni del Presidente ANAC Raffaele Cantone riguardo le tristi vicende romane sul fatto che vi siano degli anticorpi sociali ma che non riescono a fare sistema contro il proliferare dell’illegalità, mentre parrebbe proprio che esista un sistema della corruttela ramificato e insidioso, che riesce benissimo a fare “blocco” nelle pieghe della politica, nei palazzi del potere e delle istituzioni.

Si ha oramai la certezza che alcune drammatiche questioni non riguardino solo il Meridione d’Italia ma vi siano situazioni “sistemiche” a macchie di leopardo su tutto il territorio italiano e si è sempre più meravigliati di come la corruzione sia sempre più sfacciata e banale, talmente tanto sicura di sé da non celare, se non con un linguaggio blando e fumettistico, il malaffare che la sostanzia, ne sono testimonianza le ultime intercettazioni dell’inchiesta “La Dama nera” dove le tangenti vengono chiamate addirittura: “ciliegie”.

Sembra davvero di trovarsi di fronte alla banalità del male di Arendtiana memoria, corruzione e non sterminio certo ma non per questo meno pericolosa giacché ci si approfitta del bene pubblico per i propri meschini interessi economici con il conseguente svilimento delle istituzioni e dello Stato.

Che ci si trovasse di fronte ad un capovolgimento dei ruoli? In cui le guardie assumono un atteggiamento criminale come nell’esperimento del 1971 di Philip Zimbardo in cui si giunge ad un risultato del tutto inaspettato ovvero che la “cattiveria” può essere espressa in alcune situazioni da soggetti apparentemente normali, appunto quella che la Arendt ha definito la “banalità del male”?

È forse questo il caso, alla Jean-Jacques Rousseau, dell’influenza corruttrice delle forze sociali sugli esseri umani intesi come “nobili, primitivi selvaggi” le cui virtù si sviliscono a contatto con la società corruttrice? Gli esseri umani, i corrotti in questo caso, sono vittime innocenti di una società malvagia?

No! I ruoli sono chiari e ben definiti in specie in un panorama talmente desolante da non lasciare adito alle scelte da compiere e in uno Stato che ha le sue regole ben chiare e definite.

In una illegalità che fa sistema conviene sempre schierarsi dalla parte del più debole, in questo caso della legalità che diventa debole sul piano fattuale ma ancora forte sul piano giuridico. L’Italia ha da sempre affrontato scandali legate alle corruttele, si pensi alla Tangentopoli degli anni Novanta, ma ha sempre saputo affrontare queste sfide con coraggio e determinazione, combattendo l’illegalità che impoverisce e annienta le istituzioni con la legalità che salva.