Intervista a Don Luigi Merola sul problema della legalità a Napoli

Testo: 

INTERVISTA A DON LUIGI MEROLA SUL PROBLEMA DELLA LEGALITA’ A NAPOLI

(a cura di OSLE)

 

D: Nel suo libro Storie di ragazzi tra legalità e camorra lei punta il dito sul fatto che i comportamenti illegali si assumano molto presto, e che insomma il processo perverso, che porta all’illegalità generazioni di cittadini, proprio nell’infanzia si radica per coloro che non hanno trovato un ambiente capace di sviluppare un itinerario educativo anche in contrasto con la propria realtà di provenienza. Si può fare qualcosa per educare alla legalità?

 

R: Purtroppo abbiamo calcolato in questi dieci anni di attività che ci sono più di 12mila ragazzi che non vanno più alla scuola dell’obbligo. E sono spesso utilizzati dalla camorra per “i loro sporchi traffici”. Nascere in un contesto quale Forcella o Scampia porta i ragazzi ad ereditare questa devianza. Ma nel libro raccontiamo anche i tanti bambini e famiglie che hanno superato questo stigma di essere considerati inferiori solo perché nati in tale contesto deviante. Anzi, abbiamo incontrato ragazzi brillanti con tanti talenti. Una soddisfazione è venuta fuori dal corso di batteria portato avanti da uno scugnizzo, Valerio, ora diventato il maestro del corso.

 

D: La dispersione scolastica fu denunciata qualche anno fa in una ricerca dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” – prima ancora che fosse costituito l’Osservatorio sulla legalità – come una piaga profonda della realtà sociale napoletana. Lei ritiene che in questi ultimi anni società ed istituzioni locali abbiano preso coscienza del fenomeno e abbiano promosso iniziative per contrastarlo ?

 

R: Le istituzioni a Napoli hanno fatto sempre troppo poco e i risultati, oggi, sono dinanzi agli occhi di tutti. La fondazione di recupero minorile A Voce d’è Creature è nata proprio per questo, per venire in soccorso di tanti bambini che le istituzioni avrebbero dovuto portare a scuola e non abbandonarli al loro destino nei vicoli dello nostra grande città. La dispersione scolastica a Napoli è una vera e propria piaga, forse, spesso sottovalutata. E’ necessario fare di più, mettere in campo iniziative serie, durature nel tempo. Sento parlare di dispersione scolastica solo durante le campagne elettorali, dinanzi alle telecamere… poi durante tutto l’anno nei quartieri restiamo in pochi.

 

D: La Fondazione “A voce d’è creature” costituisce ormai un punto di riferimento importante per la lotta all’illegalità, ma lei non ritiene che l’importante funzione assolta possa deresponsabilizzare in qualche misura le istituzioni locali o nazionali, lasciando solo sul peso degli uomini di buona volontà l’impegno sociale di contrasto all’illegalità ?

 

R: Assolutamente no. Uno degli obiettivi della fondazione è quello di sollecitare l’intervento delle istituzioni. Spesso, grazie alle nostre continue rimostranze, riusciamo ad ottenere piccoli ma grandi risultati. Da soli non si va da nessuna parte. In verità in questi anni abbiamo puntato molto di più sul volontariato anziché sulle istituzioni: i volontari stanno in fondazione tutti i giorni, le istituzioni due volte all’anno.  Nella nostra struttura abbiamo attività pomeridiane che vanno dallo sport, alla musica, ai corsi di informatizzazione; cerchiamo poi di avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Fino ad ora queste attività sono state portate avanti grazie ad elargizioni di benefattori e del 5 per mille, ma mai nessun ente pubblico ci ha sostenuto. Il nostro lavoro si basa tantissimo sul sostegno e sull’impegno dei volontari senza i quali noi avremmo chiuso già tre anni fa. Ma ormai neanche questo basta più. Serve un’analisi sociologica degna di questo Paese, e si deve smettere di fare la lotta alla camorra e alle mafie solo attraverso le conferenze stampa. Bisogna scendere in strada come faccio con i volontari della fondazione. Solo così si bonifica realmente il territorio, togliendo dalla strade i ragazzi, dando loro una nuova speranza.

 

D: La sua iniziativa ormai ha superato i confini dell’area napoletana, imponendo all’attenzione uno dei grandi nodi della questione meridionale, al di fuori e al di là del meridionalismo intellettualistico di maniera. Ma anche della ipocrisia che proclama attenzione al Sud e poi nella sostanza trascura ogni iniziativa ed intervento. Ritiene che la lotta che lei sta conducendo insieme a tanti altri meridionali troverà la solidarietà ed il coinvolgimento di istituzioni e dei non meridionali?

 

 

R: Sa perché la mafia non è stata ancora sconfitta? Perché viene affrontata dallo Stato come un problema esclusivamente meridionale. La mafia invece è un problema nazionale. Ha le radici al Sud, ma i rami più belli, i frutti migliori li ha al nord, perché lì ci sono gli investimenti. Trascorro gran parte del mio tempo in giro per l’Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, incontro ogni giorno centinaia di giovani nelle scuole italiane. Ho visitato 1200 istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e non mi stancherò mai di spiegare che le mafie sono il cancro della nostra nazione e che si combattono soprattutto con la cultura, sia al nord che al sud, senza distinzione. Io ci credo. E con me ci crede l’esercito di insegnanti ed educatori. L’Italia ha un solo problema: si chiama emergenza educativa. Lo hanno ripetuto i vescovi nelle ultime sedute e hanno suonato il campanello. Ora sta sia alle Istituzioni sia a ciascuno di noi dare il proprio contributo. È inutile dire di avere le mani pulite se ce le abbiamo in tasca. Le mani vanno usate e noi a Napoli le stiamo usando. Spero lo faranno presto anche le Istituzioni.

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