G. Nevola, Giustizia sociale e giovani. L’ideale di un secolo e la sfida del “civismo adattivo”.

Testo: 

Gaspare Nevola, Giustizia sociale e giovani. L’ideale di un secolo e la sfida del “civismo adattivo”,

Roma, Edizioni Lavoro, 2000, 134 pp.

Scheda di Diego Forestieri.

Il sistema sociale si fonda su conflitti e compromessi e su questioni di giustizia sociale ovvero su questioni di scelta pubblica su quale società gli individui considerino “migliore”. Oggi, tuttavia, nelle elaborazioni che accompagnano le trasformazioni sociali le questioni di giustizia sociale[1] tendono a restare implicite. Inoltre, il sistema sociale ed in particolare l’universo giovanile è un ambito ad alta densità normativa, costituito di regole, valori, norme, di istituzioni, di scelte ed azioni in materia di giustizia sociale, alcune di esse in continuo divenire. Su questa scia di riflessione si inserisce il volume di Gaspare Nevola Giustizia sociale e giovani. L’ideale di un secolo e la sfida del “civismo adattivo” edito per la collana di studi e ricerche per le Edizioni lavoro, che costituisce un’analisi eminentemente sociologica sulla questione della giustizia sociale in relazione alla categoria giovani, con il merito di considerare l’idea di giustizia sociale in senso contemporaneo e in relazione ad una categoria sociale specifica.

All’interno del volume, l’autore distingue sapientemente due piani interpretativi relativi alla giustizia sociale, un aspetto relativo al normativismo astratto (i sistemi concettuali, le teorie filosofico-politico e morali) e quello degli atteggiamenti socialmente diffusi (atteggiamenti e comportamenti della “gente comune”) e, nel delineare i tratti essenziali dell’idea di giustizia sociale come inevitabilmente connessa sia al senso critico dell’elaborazione scientifica che al senso comune, denota come la giustizia sociale abbia un carattere normativo ovvero come essa sia legata al dover essere della vita sociale e non semplicemente allo stato di fatto della società. In questa maniera, agli occhi del lettore, si collega l’indagine sociologica all’etica sociale e alla legalità laddove la giustificazione fondante una data idea di giustizia sociale è intimamente connessa ai principi, ai valori di un dato ordinamento normativo che poggia sempre su basi di natura morale.

Prima ancora, però, di approfondire la giustizia sociale come fenomeno sociale complesso e connesso ad altre variabili di natura sociale, fin dalle prime pagine del libro, Nevola chiarisce che l’idea di giustizia sociale è intimamente correlata alla questione delle diseguaglianze: «Tanto le persone comuni quanto i filosofi e gli scienziati sociali quando discutono delle condizioni di vita di uomini e donne organizzate in società, e della struttura stessa della società, intrecciano presto o tardi considerazioni fattuali sulle diseguaglianze sociali e argomenti normativi sulla giustizia sociale» (p. 16). In tal modo, nell’esame del fenomeno della giustizia sociale diventano rilevanti (e validi grazie al ragionamento scientifico) lo studio degli atteggiamenti e delle esperienze (dirette e indirette) degli individui in relazione alle diseguaglianze e la cornice teorica che giustifica una data idea di giustizia sociale.

Al contempo, all’interno del volume, si delinea un affresco di quelle che sono le due maggiori interpretazioni del Novecento prima di passare ad ipotizzare il futuro della  giustizia sociale (p.45). Nevola precisa come l’idea di giustizia sociale cui si richiama lo studio è ciò che gli antichi chiamavano giustizia distributiva ma nella sua accezione contemporanea allargata poiché l’accezione classica della giustizia distributiva riguardava solo il benessere materiale mentre la giustizia sociale in senso contemporaneo riguarda stili di vita, acquisizione di ruoli e status, aspettative, ecc... Una giustizia sociale qui intesa come giustizia distributiva allargata che include assieme alle istanze socioeconomiche anche quelle inerenti le libertà civili e la partecipazione/rappresentanza politica, affiancando così alle questioni economico materiali anche quelle simbolico immateriali della giustizia sociale ovvero gli atteggiamenti sociali nei confronti delle componenti della società quali: libertà, sanzioni, legalità poiché se ricollocati all’interno della vita sociale “concreta” di tutti i giorni, i principi astratti di giustizia sociale diventano delle norme sociali. (Sono questi aspetti – fra gli altri – del prezioso studio di Nevola che rivestono una particolare attenzione da parte della sezione Società dell’Osservatorio sulla legalità).

La descrizione del disegno della ricerca si arricchisce di un’accurata spiegazione riguardo gli approcci più diffusi e le metodologie utilizzate nel campo della ricerca sulla giustizia sociale e – si potrebbe aggiungere –  nella campo della ricerca sociologica in genere (pp.37-38), fino ad arrivare alla giustificazione razionale per la scelta della categoria dei giovani come lente attraverso cui osservare il fenomeno della giustizia sociale nelle sue articolazioni, nella consapevolezza che i giovani non esauriscono l’universo della popolazione italiana. Una scelta che trova il fondamento sul presupposto che le idee legate alla giustizia sociale dei giovani possono rappresentare il futuro delle società. Pur nell’ammissione che l’opera di realizzazione della cornice teorica e dell’interpretazione dei dati relativa all’indagine prescelta per essere ancora più ricca avrebbe avuto bisogno di in un quadro comparativo internazionale e longitudinale ma l’intenzione del lavoro si realizza in realtà in un’analisi già di per sé complessa e approfondita, di una completezza e di un acume scientifico tale da apparire, sia allo scienziato sociale che al semplice lettore, completo in ogni suo aspetto. Nello specifico, prima ancora di offrire un’interpretazione relativamente agli atteggiamenti e ai comportamenti dei giovani in relazione alla giustizia sociale dei dati raccolti dalla Quarta indagine nazionale dello IARD sulla condizione giovanile in Italia[2], l’autore realizza un copioso quadro introduttivo di taglio teorico e metodologico che introduce all’analisi sociologica del fenomeno della giustizia sociale. Descrive un quadro esaustivo del contesto sociale in cui si è realizzata l’indagine e sottolinea come la generazione giovanile presa in considerazione dall’indagine da lui analizzata non è una categoria sociale meno svantaggiata delle altre poiché nel quadro sociale complessivo manca un’equità intergenerazionale, vi è un’incertezza dei percorsi di vita, un rallentamento del percorso verso la vita adulta (p.55). Nell’analizzare i risultati dell’indagine IARD sull’idea di Democrazia, Nevola evidenzia come i giovani manifestino una significativa adesione alla democrazia maggioritaria, che mette in relazione con i mutamenti istituzionali e politici, segnando il desiderio del passaggio da una “democrazia bloccata” ad una “democrazia decidente” con dei segnali di cautele da parte dell’universo femminile (p.67-68).  Inoltre, secondo i giovani intervistati, per affermare i propri diritti non è legittimo l’utilizzo di violenza o della forza (p. 84), manifestando ciò che l’autore definisce come “civismo adattivo”, potendo così tratteggiare un atteggiamento generalizzato alla categoria dei giovani intervistati, definendola come una “generazione civico-adattiva” (p.103), con una tendenza all’applicazione pratica dei propri diritti di cittadinanza che si intendono acquisiti e non legati ad una rivendicazione, una convinzione che si traduce in una dimensione per lo più individualistica e microassociativa.

Giustizia sociale e giovani. L’ideale di un secolo e la sfida del “civismo adattivo”è a tutti gli effetti un volume di pura Sociologia che si presta – in maniera elastica e di raro pregio nel panorama scientifico – alla lettura sia dell’attento studioso che del semplice studente, esaustivo e chiaro in ogni suo aspetto. L’interesse specifico della sezione Società dell’Osservatorio sulla legalità, nonostante siano passati 14 anni dalla pubblicazione di questo corposo studio, risiede nel fatto che l’autore nell’analizzare la giustizia sociale come fenomeno sociale fa emergere alcune implicazioni che riguardano ancora una volta la legalità. Difatti, l’autore denota come la giustizia sociale costituisca un principio di legittimazione dell’ordine sociale (p.31), secondo l’autore la giustizia sociale è alla base degli ordinamenti democratici odierni: «L’ormai annoso dibattito sulla legittimazione, sul funzionamento o sul futuro dei nostri sistemi democratici non può pertanto prescindere da considerazioni legate al problema della giustizia sociale». Tale concetto è dunque in stretta relazione con la legalità laddove intesa nella sua declinazione sociale.

Rimangono ancora aperte molte questioni, l’idea di giustizia sociale che descrive Nevola all’interno del suo volume è ancora quella legata al “civismo adattivo”? O servirebbe forse – a distanza di più di un decennio – una nuova edizione del lavoro di ricerca per la società attuale e per le nuove generazioni? Andrebbe forse approfondito il nesso fra giustizia sociale e legalità?

 

 

 

 



[1] La nozione di giustizia sociale è di recente costituzione e legata - come noto - a cambiamenti nel processo industriale e lavorativo avvenuti a partire dall’Ottocento con la nascita di particolare categorie lavorative e lo sviluppo della “questione sociale”. Per molto tempo, quindi, tale nozione è stata legata al senso comune prima ancora di assurgere in maniera esaustiva ad una nozione concettuale ben definita, poiché era inizialmente intesa come la somma della tripartizione classica aristotelica di giustizia o come espressione della giustizia distributiva. Nel tempo e grazie a numerosi cambiamenti oltre che nei movimenti sociali anche nei mutamenti istituzionali, il concetto ri-diventa prassi, grazie ad es. all’art. 3 della Costituzione italiana che recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». O ancora grazie a diverse encicliche, fra cui la Rerum Novarum di Leone XIII dedicata alla questione sociale, in cui si afferma la giustizia sociale come parte della giustizia naturale in opposizione alla giustizia contrattuale o positiva e si ribadisce un diritto alla dignità della persona come standard etico di base della società.

[2] Le interviste sono state realizzate nel 1996 con questionari somministrati de visu. Il campione è costituito da 2500 soggetti (1256 maschi e 1244 femmine), in età compresa fra 15 e 29 anni. Si veda: C. Buzzi, A. Cavalli, A. De Lillo ( a cura di), Giovani verso il Duemila. Quarto rapporto Iard sulla condizione giovanile in Italia, il Mulino, Bologna, 1997.

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